L’Abate Gioacchino da Fiore è tra le figure medievali più innovative e anticonformiste e per questo suscita interesse accademico ancora oggi.
La Vita
Nato a Celico nel 1135, si forma a Cosenza per proseguire gli studi a Palermo, luogo in cui convivevano diverse culture e religioni. Colto da crisi mistica, trascorre un’intera Quaresima in Palestina, sul Monte Tabor, dove riceve il dono della Intelligenza ovvero la capacità di scrutare i Sacri Arcani e di capire il senso delle Scritture. Diventa Abate Cistercense dell’Abbazia di Santa Maria di Corazzo a Carlopoli, decide poi di costituire un Ordine nuovo e ancora più rigoroso dei Cistercensi: l’Ordine Florense. Individua un luogo sulla Sila, tra i monti intesi in senso biblico come il luogo dove è possibile comprendere il disegno di Dio nella storia. A quel luogo Gioacchino dà il nome di Jure, fiore, e vi fonda il Protomonastero. Muore il 30 Marzo 1202 a San Martino di Giove in località Canale a Pietrafitta in provincia di Cosenza.
Il Pensiero
L’Abate Gioacchino, “di Spirito profetico dotato” come lo definisce il contemporaneo Dante Alighieri, è tra le figure medievali più importanti per gli studi teologici e accademici portati avanti ancora oggi.
Spiega Giuseppe Riccardo Succurro, Presidente del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti, che «l’Abate fu un teologo della storia, un esegeta biblico, un riformatore monastico». In maniera particolare, Gioacchino da Fiore fu il “Monaco che liberò gli uomini dal terrore della Storia”. «Nei secoli successivi all’Anno Mille, gli uomini erano ancora terrorizzati dalla possibilità della fine del Mondo - spiega Succurro - Gioacchino elabora, invece, una complessa teoria secondo cui man mano che il tempo si avvicina alla fine, la Storia diventa più leggera e le strutture sociali più giuste. L’Età che precede il Giudizio Universale sarà, dunque, contraddistinta dalla pace, dalla beatitudine e dalla giustizia con una Chiesa che si libera dagli orpelli del potere temporale. La seconda venuta di Cristo, per Gioacchino, si carica non di terrore ma di Speranza».
Il Liber Figurarum
Tra le opere più importanti di Gioacchino da Fiore, è il Liber Figurarum una raccolta delle immagini attraverso cui esprime e rappresenta il suo pensiero teologico. Le figure illustrano il complesso pensiero profetico gioachimita basato sulla teologia trinitaria.
Una immagine in particolare, i Cerchi Trinitari, rappresenta la concatenazione tra l’Età del Padre, Creatore della Natura (blu), l’Età del Figlio, disceso dal Cielo (verde) e l’Età dello Spirito Santo che è Amore (rosso). Questa figura fu utile allo stesso Dante Alighieri nella descrizione della Trinità all’interno del 33esimo Canto del Paradiso della sua Divina Commedia.
Il Cammino Gioachimita
A Gioacchino da Fiore è dedicato anche il Cammino Gioachimita che ripercorre le tappe salienti della vita dell’Abate tra il Parco Nazionale della Sila e le province di Cosenza e Catanzaro.
Si parte dal Bastione di Malta nei pressi di Sant’Eufemia fino all’Abbazia di Santa Maria di Corazzo a Carlopoli nel catanzarese per arrivare poi sulle rive del Lago Arvo e quindi a San Giovanni in Fiore.
L’importanza della figura di Gioacchino da Fiore a livello internazionale è evidente anche dal film del 2024 “Il Monaco che vinse l’Apocalisse” di Jordan River, una produzione italo-statunitense. Intento principale del regista non è tanto ripercorrere la sua esistenza quanto diffondere il più possibile la sua indagine mistico-filosofica